sabato 6 luglio 2013

Contemporanei di un Santo

“E così m’iscrive in Te la mia speranza,/ fuori di Te non posso esistere” ( Meditazione sulla morte)

Contemporanei di un Santo

Ormai è  ufficiale: Giovanni Paolo II sarà santo!! Il nostro cuore è lieto, la nostra gioia immensa e l’emozione indicibile!!
Otto anni fa, quando dall'immensa folle si alzò, imprevisto ed inedito, quel grido “ Santo Subito”, pochi, forse, credevano che un tale desiderio si sarebbe potuto concretizzare nell'arco di pochissimi anni. Eppure, nel 2011, a soli sei anni dalla morte, Giovanni Paolo II è stato proclamato Beato, e nei prossimi mesi,  sarà canonizzato. Un vero record, direbbe qualcuno. Ma, in questo caso, è improprio misurare  in termini casistici ciò che non è ascrivibile a logiche meramente razionali.
Perché Giovanni Paolo II  presto sarà proclamato Santo? Perché questo avrà luogo a pochi anni dalla morte? Innanzitutto siamo in presenza di un Segno e questo Segno non proviene da un giudizio degli uomini, ma di Dio: il miracolo, suggello divino che, per chi crede, costituisce l’”imprimatur” solenne, inequivocabile, definitivo.
Dio non valuta, non giudica, non definisce secondo  leggi umane, e, tanto meno, secondo sensibilità personali che, spesso, si riducono a misurare efficienza, efficacia e correttezza dell’operato. No, non sono questi gli “ occhi” di Dio, non sono questi i criteri del Padre.  Dante lo aveva già intuito al punto da collocare nel Regno Infernale figure irreprensibili o comunque “innocenti” secondo parametri umani, Papi innovatori e “ rivoluzionari”: Celestino V che preferì una vita eremitica al potere papale ( girone degli Ignavi),Bonifacio VIII, il Papa del Primo Anno Santo;  Francesca da Rimini, sostanzialmente vittima delle prepotenze del padre e del fratelli ( girone dei lussuriosi) sono solo alcuni degli esempi. Un pagano, per di più suicida, è invece designato “ guardiano” del Purgatorio e ad uno scomunicato ( Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II) viene affidato il compito di  indicare  il vero volto di Dio  (“Orribil furon li peccati miei;/ma la bontà infinita ha sì gran braccia,/ che prende ciò che si rivolge a lei”);  Cunnizza da Romano, donna nota per le sue  avventure amorose,  diventa, nel Paradiso, icona dell’amore, così come Raab, prostituta di Gerico . Ci siamo permessi di citare il Grande Poeta per dimostrare quanto sia vano cercare risposte rassicuranti a circostanze che decisamente sfuggono ad ogni categoria interpretativa, seppur  razionale. Abbiamo motivo di pensare che la prossima canonizzazione di Giovanni Paolo II rientri tra queste circostanze.  Noi, quindi, non abbiamo la pretesa di spiegare, di analizzare le ragioni di un processo così rapido, potremmo dire, di una santificazione “per acclamazione”, proprio come avveniva ai tempi di Dante , ma di un fatto siamo certi: la canonizzazione del “ nostro” Papa, accresce la responsabilità di quanti, anche per l’età, si considerano “ suoi figli”.
In  noi il ricordo del Grande Papa è ancora vivissimo, ne ricordiamo con estrema lucidità i gesti, le parole, gli atteggiamenti, quel suo sorriso capace di abbracciare tutto e tutti; la sua voce risuona in noi non come memoria d’archivio storico, ma viva, reale;  ricordiamo pure, con dolore, ma anche con fierezza, il suo sguardo vigoroso, profondo, intenso mentre il suo volto, il suo corpo sembravano divenire giorno dopo giorno un fardello troppo pesante.  Ora possiamo dire che siamo stati “ contemporanei” di un Santo che ha condiviso con noi una parte essenziale della nostra esistenza.  La Grazia concessa alla nostra generazione, enorme, forse unica, appare talmente straordinaria  da provocare un sussulto stupito, vertigini emozionali e spirituali.  Diciamo questo con tremore, consapevoli che un simile “privilegio” non ha senso se non si traduce in una responsabilità, se possibile,  ancora più cogente, impegnativa, ineludibile: a noi spetta il compito, ora più che mai, di essere testimoni della santità di Giovanni Paolo II, il che significa vivere secondo quell'anelito che portava Karol Wojtyla, giovane sacerdote e Vescovo, a “ dare del Tu” al Suo Signore, un “ Tu” che si trasfigurava in un amore accolto e donato da parte di un uomo costantemente immerso nell’ Amore di un Dio, così proteso verso l’uomo da non indietreggiare di fronte alla debolezza e alla fragilità umane “ E Tu, ogni giorno, torni a moltiplicare/ la mia impotenza,/ sottomettendo la Tua Infinità/ al mio fallibile pensiero” ( Canto del Dio nascosto); significa affidarsi a Dio, testimoniare la bellezza e la grandezza di quel “ Gesù confido in Te” su cui il Beato Giovanni Paolo II ha riposto tutta la sua esistenza totalmente ascritta dentro quel “ Totus Tuus”, ancora più tangibile nel momento dell’accettazione della Croce. 

Siamo chiamati, pertanto, non solo a fare conoscere la straordinaria figura di Giovanni Paolo II, il suo ancora poco diffuso insegnamento, ma soprattutto a vivere con pienezza la nostra “ figliolanza” nei confronti di colui che continua a esserci padre e amico. Non è una sfida, è una GRAZIA!!

lunedì 20 maggio 2013


Maggio, il Mese di Maria, il Mese del Totus Tuus

Parrocchia di Wadowice
Potrebbe sembrare anacronistico, forse inutile, ma ,pur in ritardo, desideriamo “ festeggiare” il “ nostro” beato, il nostro amico, colui che continua a segnare le nostre vite. Noi ne siamo certi: Giovanni Paolo II vive, anzi, di più, vive la pienezza della Vita come lui stesso scriveva nelle sue poesie, quando, ancora giovane, “ spasimava” per quell’Ultimo Incontro che gli avrebbe permesso di vedere Dio faccia a faccia. E così far memoria della nascita del Papa non può essere certo un atto fuori dalla storia, obsoleto…oggi ancora di più assume invece un valore profondo, in un certo senso, autenticamente più vero. Ed è bello constatare come tale anniversario  coincida proprio con il Mese di Maggio, il Mese di Maria. Quest’anno, poi, il calendario liturgico ha voluto che il 18 Maggio la Chiesa celebrasse la  Veglia per la Discesa dello Spirito Santo in mezzo a Noi!!! E’ meraviglioso.
La vita di Giovanni Paolo II, del resto ( lo abbiamo ripetuto spesso) è stata tutta segnata dalla Presenza di Maria e dal quella dello Spirito Santo. La sua parrocchia, quella in cui fu battezzato, quella in cui pregava prima di recarsi a scuola, era è dedicata alla Madre di Dio davanti alla cui effigie egli si inginocchiava fin da piccolo. A Lei, alla Madre, egli si consacrò totalmente e questo suo atto di fiducia immenso, indescrivibile, unico lo ha accompagnato per l’intera esistenza: la sua forza, il suo coraggio, la sua tenacia, il suo “ non aver paura” erano ancorati a quelle preghiere mattutine di un piccolo scolaro di Wadowice.
Abbiamo già ricordato quanto il padre abbia influito sul giovane Karol al quale insegnò il valore della preghiera, in particolare quella rivolta allo Spirito. Esito, testimonianza di una simile educazione erano quei momenti così straordinari in cui il Papa, ma ancor prima il giovane lavoratore, poi studente, quindi sacerdote, sembrava estraniarsi dalla realtà che lo circondava per immergersi in Dio, completamente in Lui. Chi lo ha conosciuto, chi gli è stato accanto ha potuto verificare tutto questo personalmente; non è un aneddoto, un fioretto, ma realtà. La sua carissima amica Wanda Poltawska ricorda che, al momento della Consacrazione egli “ teneva Dio tra le mani: sembrava lontano, come se fosse assente, con un volto diverso, con un’espressione diversa”. E, ancora la dott.ssa Poltwaska confida nel suo “ Diario” ciò che per molti appariva un mistero:La gente non lo sa, non può scorgere questa incredibile compattezze ricolma di Dio. Chiediamoci: da che cosa poteva derivare una simile compattezza? Non è facile rispondere, ma vogliamo pensare che la risposta risieda in qualche modo in quel vento che, inatteso, soffiò il giorno dei funerali del Papa, a conferma di un Mistero che aveva abbracciato l’intera esistenza di Giovanni Paolo II, un’esistenza totalmente “ in Dio” proprio perché illuminata totalmente,profondamente e carnalmente dallo Spirito d’Amore ( lo “ Spirito Infuso “ dei grandi Mistici) . Come scrive sempre la dott.sa Poltawska,  lo Spirito permette il contatto più profondo  perché Dio vuole darsi
Solo così poi possiamo forse comprendere il senso di quanto avvenuto in quel pomeriggio del 13 Maggio  1981( sempre Maggio!!!) quando la presenza di Maria si è rivelata in tutta la sua forza e sua potenza non solo salvando la vita del Papa, ma indicando la strada per noi cristiani: la Croce accettata e accolta per Cristo, Suo Figlio. Questa la testimonianza eccezionale resa dal Papa ferito e sanguinante in un pomeriggio del mese mariano…

mercoledì 1 maggio 2013


1 Maggio 2011 – 1 Maggio 2013: due con il Beato Giovanni Paolo II..Lo stupore continua

Quando, ad un anno dalla beatificazione, facevamo memoria dell’esperienza straordinaria vissuta il 1 Maggio 2011, mai avremmo pensato che, a distanza di dodici mesi, l’approvazione di un altro miracolo avrebbe in qualche modo alimentato le speranza di una prossima canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II. Non sappiamo quando avrà luogo l’eccezionale evento, forse entro l’anno, forse tra due, non lo possiamo sapere, troppe sono le variabili, anche quelle a noi non note. Non importa.
Ci chiediamo: perché, a distanza di due soli anni dalla beatificazione, si parla già di una prossima canonizzazione? Perché, comunque vada, un sentimento di attesa si sta diffondendo tra i devoti, e non solo?..
Giovanni Paolo II, all’inizio del suo Ministero Petrino, non fu subito riconosciuto come “ Santo”: i suoi gesti, pur eclatanti, non avevano nulla che facessero presagire la presenza di santità in mezzo a noi. Certo, attirava i media un Papa che non rispettava il rigido protocollo vaticano, un Papa “ simpatico”, un Papa “della gente”, anche un po’ “ strano”, se vogliamo, per quei suoi modi così poco convenzionali. Per il resto, nulla di particolarmente nuovo, anzi: il suo esordio, con quel suo, allora ormai inusuale, “ Sia lodato Gesù Cristo”, non sembrava costituire certo un elemento di novità, oggi diremmo, “ rivoluzionario”. Persino quel suo sorriso così schietto, impetuoso, quei suoi modi così “ eccessivi” infastidivano qualcuno: “troppo da star”, si diceva.
La sua stanza da Cardinale
Negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi della sua vita, abbiamo però cominciato a percepire in lui qualcosa che prima sfuggiva, qualcosa che c’era sempre stato, ma che noi non vedevamo o non volevamo vedere. Abbiamo scoperto, a poco a poco, un uomo che viveva del Vangelo, per il Vangelo, con il Vangelo; cioè, Viveva di Dio, per Dio e con Dio in ogni istante della sua esistenza. Abbiamo già proposto alcuni esempi di questo suo” essere in Dio”. Oggi desideriamo proporre una particolare chiave di lettura.
Gesù ci invita ad essere poveri, semplici nello spirito e nei modi. Ebbene, Giovanni Paolo II, Papa della Chiesa universale, è stato protagonista di gesti ai più sconosciuti e, proprio per questo, di immenso valore. Dai documenti della postulazione sono emerse alcune testimonianze veramente eloquenti.
Nel 1992, a Pordenone, prima della Messa, uno dei collaboratori, preoccupato per il ritardo del Papa,  “ vide Giovanni Paolo II nell’antibagno, inginocchiato in preghiera appoggiato a un lavandino”. Un altro testimone ha raccontato che, mentre si trovava a Castel Gandolfo, “ entrò per sbaglio in un ripostiglio e si trovò di fronte al Papa assorto in preghiera”  [S. Oder, Perché è Santo, pag. 158].
In visita ad una famiglia a Castel Gandolfo
Come ricorda sempre Mons. Oder, postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione, “ la scelta di vivere in comunione con Cristo in nome della Verità coincise con un sempre più radicale orientamento all’essenzialità, alla povertà di spirito”. Totalmente fedele al “ Discorso della Montagna”, Giovanni Paolo II viveva la povertà come la “ condizione di chi spalanca il proprio cuore per accogliere la Buona Novella che annuncia l’irruzione del divino nel mondo”. Unico suo punto di riferimenti era Dio. In tal senso i beni materiali non erano demonizzati e la povertà non costituiva un “ habitus”. Suggeriamo la lettura del volume sopra indicato dove si possono trovare piccoli racconti, ma significativi.
Quando era cardinale, per esempio, era impossibile regalargli qualche indumento nuovo, perché subito lo regalava a chi ne aveva bisogno. Si racconta che gli amici, per fargli indossare camicie nuove, “queste prima venivano sporcate e lavate diverse volte in modo da farle sembrare usate”. E questo accadeva anche una volta eletto Papa. Testimonianze di questo tipo sono innumerevoli, ma ciò che colpisce è il fatto che sono rimaste praticamente sconosciute fino alla morte del Papa: la virtù non si esibisce, non si ostenta, altrimenti può diventare una forma du superbia. A proposito poi dell’appartamento in cui viveva in Vaticano, si ricorda come egli non avesse voluto cambiare i mobili, “ ormai consunti dal tempo”. Il Card. Dziwisz, testimone privilegiato, racconta che, di fatto, “ il suo appartamento personale consisteva praticamente nella camera da letto e da uno studiolo con una piccola scrivania e una poltrona”. E’ sufficiente osservare alcune fotografie scattate qualche anno fa per capire che siamo ben lontani da certi luoghi comuni con cui si descrivono gli appartamenti pontifici. Maria Antonietta Maciocchi, scrittrice ed intellettuale non certo cattolica, ma folgorata dal Papa, raccontò di aver provato un profondo stupore nel constatare che una semplicissima e comunissima lampada da studio,da lei offerta in dono, era stata collocata sul tavolo da lavoro di Giovanni Paolo II!!
E’ stupefacente notare come tutto questo fosse vissuto nell’assoluta normalità di un’esistenza tutta immersa nel Mistero di Dio, quindi nel Mistero dell’uomo. Vivere la povertà non era pertanto una scelta ideologica, l’adesione ad un progetto socio - umanitario, fosse anche filantropico e, ci permettiamo di ipotizzare, neppure un modo per testimoniare una determinata scelta ecclesiale: era, come ricordava il card. Ruini, segno di una straordinaria libertà interiore, “scevra da ogni velleità di protagonismo”, una scelta per essere “ Tutto di Cristo” fino alla totale spogliazione di sé per “ essere condotto anche dove lui non voleva”…Una povertà, un’umiltà vissute fino alla fine nella loro più cogente essenza.
Ecco, forse anche qui troviamo le ragioni di una santità che il mondo non ha subito riconosciuto, ma a cui oggi continua a guardare con cuore stupito e riconoscente.

martedì 2 aprile 2013


Beato Giovanni Paolo II, il tempo e l’eternità, la fede e il Concilio

Qualche mese fa, un giornalista sportivo spagnolo, per commentare il gesto calcistico di uno dei tre migliori giocatori al mondo, ricorse alla lezione di un autore latino, Seneca,  secondo il quale nello spazio di un secondo  si può cogliere lo spazio dell’eternità: il tempo, cioè, rimane sospeso in una dimensione che trascende le categorie spazio-temporali.
Le 21.37 del 2 Aprile 2005 segnano un tempo precisamente circoscritto dentro  parametri cronologici, ma pure li oltrepassano, proiettando l’evento in una realtà senza tempo, pertanto infinita ed eterna.
2 Aprile 2013: quando noi devoti del Beato Giovanni Paolo II ci fermeremo un secondo, un solo misero e insignificante secondo allo scoccare delle 21.37, sperimenteremo ciò che insegnava il grande pensatore latino: “ convertiremo l’istante nell’eternità”. Ciò è possibile perché Giovanni Paolo II vive nell’eternità, vive nello sguardo di Dio, mentre la sua morte, l’ora della sua morte ( 21.37) rimarrà scolpita indelebilmente nel nostro cuore, nonostante gli anni e la cronaca che travolgono tutto e tutti.
 Beato Giovanni Paolo II con un bambino malato
Quest’anno desideriamo ricordare Giovanni Paolo II proponendo alcune sue riflessioni inerenti alla fede, riflessioni che egli, da Cardinale, volle condividere con il suo popolo impegnato nel Sinodo Diocesano da  lui stesso istituito per  far conoscere, comprendere e approfondire gli esiti del Concilio Vaticano II ( iniziativa eccezionale se si pensa alle condizioni in cui operava la Chiesa in Polonia!!). Al Sinodo parteciparono tutte le componenti della società, soprattutto  laici e donne. Per aiutare i lavori e, in particolare, la diffusione dell’insegnamento della Grande Assise conciliare, il Card. Wojtyla offrì un contributo preziosissimo con il volume “ Alle fonti del rinnovamento, studio sull'attuazione del Concilio Vaticano II”.
Il card. Wojtyla, già nel I capitolo, chiariva il punto fondamentale, imprescindibile scaturito dal Concilio: la fede, il suo arricchimento che, scriveva “ non è nient’altro che la partecipazione sempre più piena alla verità divina”. Egli, così, rimarcava  la vera essenza della Chiesa, la sua autentica autorealizzazione, al di là di interpretazioni ermeneutiche offerte negli anni successivi, soprattutto in Occidente.
Con estrema lucidità, il futuro Papa chiariva in modo inequivocabile quale fosse l’orizzonte  a cui guardavano i Padri Conciliari: non l’oggetto della Fede, le sue Verità fondamentali, cioè“ in che cosa bisogna credere”, bensì l’essere cristiani, il suo significato e le sue implicazioni, “ che cosa vuol dire essere credente, essere cattolico, essere membro della Chiesa”. Affermando questo, egli era consapevole che la questione riguardasse, prima di tutto, l’uomo e la sua fede, o, meglio, la fede radicata nella coscienza dell’uomo: solo questo radicamento avrebbe potuto determinare l’atteggiamento, lo stile di vita, la cultura.   
La fede, lungi dall’essere una astrattezza o pura dottrina, è l’essenza stessa dell’uomo inserito nella “ realtà soprannaturale” che, come scriveva  Karol Wojtyla, seguendo l’insegnamento conciliare,“ si modella e si sviluppa come frutto di un incontro, all'inizio del quale sta la rivelazione di sé da parte di Dio”. L’uomo, nella sua libertà, dono supremo del Suo Creatore, può rispondere a tale incontro, con tutto il suo “ dinamismo personale”che consiste nello  abbandono a Dio: “ questa è la vera dimensione della fede in cui non si tratta solamente di accettare un determinato contenuto, ma di accettare la stessa vocazione e il senso dell’esistenza” (cfr. Alle fonti del rinnovamento, pag.16).
Il Beato Giovanni Paolo II, padre del Concilio,uomo  la cui esistenza è stata una incessante preghiera in uno slancio d’amore contemplativo, ha incarnato in modo sublime l’essenza stessa dell’insegnamento conciliare: le sue parole, i suoi atteggiamenti, i suoi gesti, persino il suo registro stilistico, ma soprattutto il suo coraggio, la sua libertà sono il riflesso di quanto scriveva per il suo popolo all'indomani della chiusura dell’importante Assise.
Ecco  perché le 21.37, un istante per le lancette degli orologi umani, si sono “ convertite nell'eternità”!!

domenica 31 marzo 2013


"TU SEI"

La Provvidenza ha voluto che, anche quest’anno, i giorni della Santa Pasqua coincidessero con i giorni dell’agonia e della morte del Papa. Non si tratta di una coincidenza casuale, ne siamo certi, ma un segno eloquente, per quanto misterioso. In fondo, tutta la vita del Papa ha avuto come centro il Mistero pasquale, come dimostrato  non solo da numerose sue poesie, ma anche dalla sua stessa esistenza.
Forse, solo dentro tale Mistero è oggi possibile comprendere anche gli ultimi anni, gli ultimi mesi, gli ultimi giorni di vita del Beato Giovanni Paolo II; è possibile comprendere le ragioni delle mancate dimissioni, scelta che, indubbiamente, sarebbero state giudicate, allora, come oggi, ragionevole “atto d’amore”. Ma il Papa non seguiva la logica del mondo, per quanto spiritualmente profonda e razionale, ma quella di Dio, di un Dio crocifisso.

La Resurrezione è la più grande verità che la famiglia umana possieda, e, malgrado si tenti di occultarla, essa emergerà sempre vittoriosa e parlerà quale verità, la più rispondente all’esistenza umana”. Questo proclamava il beato Giovanni Paolo II nel 1974. In tali parole possiamo riconoscere non solo la sapienza del pastore, del maestro, ma soprattutto l’esperienza intima, oseremmo dire, personale di un uomo che, anni prima,  percorrendo la Via della Croce a Gerusalemme,  si era immedesimato con quello “ spazio”, “il luogo dell’offerta”, come lo definì in una poesia: da questo luogo egli si sentì completamente accolto, abbracciato, inserito in un Mistero più grande, non solo spettatore e visitatore, per quanto sapiente e consapevole, ma protagonista degli Eventi che, come lui stesso disse nel 1971, avevano sfidato le leggi della natura: la condanna a morte sulla croce e la resurrezione!!
S.Pasqua 2005
Cristo, morendo in croce, ha reso visibile all'umanità intera il senso della Speranza, la sua ragionevolezza, la sua potenza. “ Egli ha aperto negli uomini uno spazio alla nascita, / ha rivelato in loro uno spazio di vita/ che sovrasta alle correnti del passano,/ che sovrasta alla morte”( Meditazioni sulla morte). In altre parole, ha rivelato l’eternità della sua creatura che neppure la crudezza del dolore potrà mai deformare e annichilire. Anzi, il dolore, la sofferenza, anche quella deformante, persino la morte, costituiscono l’essenzialità di un Mistero per cui è dato all'uomo di “ passar nella vita”. In un tempo in cui si parla molto di “ essenzialità”, Giovanni Paolo II ne aveva colto il suo reale ed inequivocabile significato: abbracciare la Croce, aderire ad essa, radicarsi in essa, perché da essa sola si rivela l’autentico destino dell’uomo. La Croce è l’Amore di Dio per ognuno di noi, rifiutarla significa rinunciare a Questo Amore senza limiti di Colui che è Misericordia. E Giovanni Paolo II non l’ha rifiutata!!
Ritornare all'essenziale non significa, quindi, un “ cambiamento di stile” o, come oggi va di moda dire, mirare ad una maggiore sobrietà esteriore. No, significa essere Tutto di Cristo al punto da poter dire: “ TU SEI,/ e dunque ho un senso, e scivolare nella tomba,/ passare nella morte,/ disfarmi nella polvere di irripetibili atomi/ - è per me parte della Tua Pasqua”. Vivere con una certezza così profonda, rende l’uomo “ compagno del Mistero”, avvinto dal Suo Amore” che supera ogni fatica, ogni difficoltà, ogni povertà umane. Dare del “ TU” ad un DIO che, per amore ha patito, condannato e vilipeso dalla sua stessa creatura, da Lui stesso salvata e redenta è la vera Rivoluzione per l'uomo di oggi, così solo e rassegnato: questo ha testimoniato, questo ha reso visibile e tangibile il Beato Giovanni Paolo II il 30 Marzo 2005, quando, nella sua ultima “udienza”, ha sublimato l’insegnamento di una vita, condiviso con noi, suoi figli,  fino alla fine.
Dare del " Tu" a Dio- Amore è ciò che auguriamo a tutti per vivere la S. Pasqua secondo la sequela dei Santi nostri amici, in particolare del Beato Giovanni Paolo II, nostro speciale protettore.

domenica 24 febbraio 2013


La potenza evangelizzatrice di una tracheotomia

In queste ore, otto anni fa, il mondo assisteva attonito ad una nuova tappa del Calvario che, già da lungo tempo, il Papa stava percorrendo. La tracheotomia, operazione resasi inevitabile, avrebbe  impedito a Giovanni Paolo II di parlare: da quel momento, infatti, non poté più comunicare, il silenzio sembrò scendere sulla sua missione e sul suo Ministero.
Che altro avrebbe potuto offrire un Papa, non solo in sedia a rotelle, ma addirittura senza voce? Come risponderebbero i più, oggi? Non lo possiamo sapere, ma, alla luce degli ultimi eventi, quanto meno manifesterebbero le loro perplessità e i loro dubbi sull’efficienza, e sull’opportunità di un Papa con un foro nella gola. In realtà, mai come allora, uomini e donne, credenti e non, compresero, anzi, videro con i propri occhi la forza della fede, vissuta e incarnata in un uomo senza voce. La frase scritta dopo l’operazione, “ che cosa mi avete fatto..Totus Tuus”, sintetizzava la posizione di un uomo, di un Papa che stava aiutando tutti noi a vivere ciò che è la nostra quotidiana fatica, il nostro umanissimo desiderio di “allontanare da noi il calice” e di “ scendere dalla Croce”. Quante persone anziane o malate dicevano: il Papa mi aiuta a sopportare la mia infermità, la mia vecchiaia!! Quanto coraggio e forza ha donato ai più deboli, ai più emarginati, ai più sofferenti!!! Proprio nell’oro della debolezza e dell’infermità.
Non ha potuto gestire la Curia, non ha potuto affrontare con rigore le questioni della Chiesa, ma, proprio nel momento in cui non poteva far tutto questo, si è rivelato ancora più profondamente evangelizzatore e testimone dell’Amore di Dio per l’umanità.
La domenica successiva l’operazione, il Papa volle affacciarsi dalla finestra del Gemelli, un gesto oggi certamente incomprensibile e, in qualche modo, incredibile, inimmaginabile.  Noi ci sentimmo confortati, il “ padre” voleva, doveva stare con i suoi figli nel momento più doloroso della sua vita e noi volevamo stare con lui, non ci interessavano altre questioni, indubbiamente “ più grandi di noi”, ci avrebbero pensato gli alti prelati, tutti, nessuno escluso ( purtroppo, questo è vero, non fu proprio così!!). Lui era ancora tra noi, questo importava, mentre sempre di più “risuonava”, con un vigore sconvolgente, la Verità che egli stesso aveva annunciato e insegnato camminando lungo le strade del mondo e parlando ad ogni latitudine.  
La tracheotomia eseguita la sera del 24 Febbraio, si rivelò un potente strumento di evangelizzazione in quella Quaresima di otto anni fa…quale miglior catechesi per prepararci a vivere la Santa Pasqua di quell’anno? Sì, la tracheotomia del Papa fu una grazia per la Chiesa e per il Mondo!!

martedì 12 febbraio 2013


“La mia sofferenza mi ha fatto sentire vicino al Santo Padre, ed io lo prendo come un modello nelle mie sofferenze. E’ stupendo vedere che si spende non soltanto del lavoro, nei viaggi, nei discorsi, ma anche nella sofferenza, umile e silenziosa, per essere vicino a Gesù” [ Card. Wan Thuan, 13 anni in carcere per aver testimoniato la fede in Dio]

 Ieri la Chiesa ci ha invitati a far memoria della festa dedicata alla Madonna di Lourdes ed insieme ha celebrato la Giornata Mondiale del malato, istituita dal Beato Giovanni Paolo II.
Più che mai in questi giorni appare come vero “scandalo”, “lo scandalo della Croce”, la testimonianza di  un Papa che, forte della sua fragilità, ha testimoniato al mondo intero il valore della malattia, l’inestimabile potenza dell’offerta totale di sè: egli, lo abbiamo scritto molte volte ( ma quale attualità, oggi!!!), privato della parola, dei movimenti, spogliato di tutto, sfigurato nel volto e nella carne, ha seguito il Suo Maestro fino alle estreme conseguenze. Per lui, essere di Cristo, appartenere a Cristo significava abbracciare la Croce in un totale slancio d’amore rivolto a Dio e ai fratelli che Dio Stesso gli aveva affidato.
In un mondo in cui tutto è giudicato e valutato in base all’efficienza e al vigore fisico, il Beato Giovanni Paolo II, per qualcuno Papa non rivoluzionario e “ moderno ( in quanto non “dimissionario”), con la sua  sconvolgente e radicale sequela di Cristo, ha rappresentato e rappresenta un vero “ segno di contraddizione”: la Croce, Via di salvezza, dono d’amore, dono di gioia e letizia.
 Sì, il Beato Giovanni Paolo II ha vissuto e testimoniato fino in fondo la Bellezza della Pasqua, la potenza dell’Amore. La sua testimonianza, nella giornata dedicata alla Madonna di Lourdes, ne siamo certi, continuerà ad illuminare e confortare quanti soffrono nel corpo e nello spirito, continuerà a parlare anche ad un’umanità che, sempre di più, sembra abbagliata dall’efficientismo razionale e pragmatico.
Scriviamo questo nel rispetto della libertà di ogni  scelta compiuta certamente per amore della Chiesa